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Anonymous al contrattacco

Gli ultimi arresti nel Regno Unito e i mandati di perquisizione negli Stati Uniti non hanno spaventato gli Anonymous, che anzi sembrano voler rispondere colpo su colpo in quella che ormai è diventata una guerra senza frontiere. L’ultimo obiettivo degli hacktivisti è stata l’azienda HBGary, specializzata in sicurezza e recentemente al centro della cronaca perché affermava di aver individuato l’organizzazione gerarchica del gruppo e alcuni dei suoi membri chiave.

In attesa della nuova udienza per decidere dell’estradizione di Julian Assange, la cyberguerra che si è scatenata dopo il suo arresto non sembra dunque trovare tregua: HBGary aveva affermato di esser riuscita ad addentrarsi fra gli Anonymous individuando alcuni membri chiave attraverso il monitoraggio delle email, di Facebook e dei canali IRC e sembrava intenzionata a vendere le informazioni all’FBI.

Durante l’evento mediatico del Super Bowl statunitense, l’account Twitter del CEO dell’azienda di sicurezza Aaron Barr è stato crackato e utilizzato per inviare dati personali del dirigente (come il suo indirizzo, il suo cellulare e il social security number). E per minacciare di estendere lo stesso trattamento anche a tutti i membri dell’azienda, a tutte le loro email, al sito aziendale, ai suoi documenti riservati e ai loro prodotti software. Inoltre, per rendere più concreto l’avvertimento, in una serie di tweet gli Anonymous avvertivano di aver cancellato il backup del sito, l’accesso al loro sistema pbx via 8×8.com, il controllo dei server di supporto e dei login dei loro clienti e l’iPad di Barr.Inoltre, affermano i responsabili dell’attacco, all’indirizzo Web dell’azienda campeggiava – anche se al momento è già stato ripristinato un sito sostitutivo – un comunicato con cui gli Anonymous affermavano, prendendosi gioco dello stile aziendale legalese, che il dominio era stato preso sotto il loro controllo. Rivolgendosi alle vittime provocavano: “Pur avendo l’aspetto di un’azienda di sicurezza, non siete niente rispetto agli Anonymous”. Il tutto, prendendosi anche gioco della minaccia che ha scatenato la loro reazione: nulla di rilevante, dicono, aveva in mano l’azienda di sicurezza, inutili, fuorvianti o nel migliore dei casi pubbliche le informazioni da essa raccolte. Alla fine vi era poi un link per scaricare tutte le email di HBGary.

Gli stessi Anonymous etichettano l’offensiva come un contrattacco rispetto alla recente pressione delle autorità statunitensi: “Sapevamo che gli anonimi stavano diventando paranoici a causa dei raid dell’FBI, così abbiamo deciso di inviare un messaggio anche per allentare la tensione: we will fight back, combatteremo”.

Quello statunitense non è l’unico fronte su cui gli Anonymous si dimostrano attivi: per supportare il movimento di Piazza Tahir e rispondere al momentaneo blocco egiziano della rete, hanno lanciato DDoS contro il sito del Presidente Mubarak (presto, tuttavia, tornato online), contro alcuni siti a supporto del governo, come quello del suo partito e contro il sito del Presidente e del Ministro dell’informazione dello Yemen.

Inoltre, nei giorni scorsi è finito nel mirino degli Anonymous anche il sito del governo italiano: il DDoS non sembra tuttavia essere stato sufficiente a bloccarlo se non per breve tempo.
L’Operazione Italia, si legge in una dichiarazione del gruppo, vuole rivendicare le libertà sulla Rete e protestare contro il boicottaggio di Wikileaks: “Il Governo italiano ha tra le sue priorità quelle di censurare il web – si legge tra l’altro nel comunicato – di corrompere e manipolare l’informazione per fini personali. No, un governo così non sarà mai un governo appoggiato dai cittadini, dagli Anonymous”. Nel post, poi, critiche alla situazione dei terremotati abruzzesi, alle statistiche sulla disoccupazione giovanile in crescita quanto quelle relative al crimine.

Gli Anonymous, insomma, non si fermano e non si limitano ad un solo fronte, diventando sempre più un fattore da tener conto a livello di opinione pubblica: è questa l’indicazione che dà anche Richard Stallman.
Il guru del movimento del free software parla delle strategie degli hacktivisti come del corrispettivo online di una dimostrazione pubblica, per cui chiede che non si faccia l’errore di parlare di hacking o addirittura cracking. Anche il termine DDoS sarebbe sbagliato, in quando non utilizzano PC zombie.

“Il programma LOIC che utilizzano – spiega Stallman – è precompilato e non necessita di particolari abilità da parte dell’utente. Inoltre non comporta neanche una minaccia per la sicurezza delle vittime, furto dati o altro”.

Insomma, una manifestazione che invece di bloccare piazze o strade va in Rete ad intasare siti. Eppure, con qualche arma in più rispetto agli uomini della strada: quelle messe a disposizione dalla tecnologia e dalle capacità di distribuzione e portata della Rete.

FONTE : punto-informatico.it

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